Fantasy,  Miti e leggende

Recensione: “Il canto del ribelle” – la storia di Loki

Siate pronti a conoscere la vera storia di Loki, il Burlone, ne “Il canto del ribelle” di Joanne Harris!


 “In fondo, le parole sono quanto rimane quando tutte le azioni sono state compiute. Le parole possono distruggere la fede, dare inizio a una guerra, cambiare il corso della storia. Un racconto può far battere più forte il cuore, far crollare muri, scalare montagne – ehi, una storia può addirittura resuscitare i morti. Ed è per questo che il Re delle Storie ha finito per essere il Re degli dèi: perché solo l’ampiezza di una pagina separa lo scrivere la storia dal fare la storia.”

-“Il canto del ribelle”; Joanne Harris.


Chi conosce i giusti ingredienti per dar vita a una storia senza precedenti?
Un’enorme dose di ostacoli e conflitti che l’eroe deve superare, un misurino di pregi e difetti che rendono il protagonista impossibile da non amare, un pizzico di fortuna che lo assista e un finale col botto.
Eccoli, sono decisamente questi gli elementi corretti.
Ma non vi sembrano troppo banali?
O forse tutto dipende dalla maestria di chi usa quegli ingredienti?

L’autore, il narratore, o tutti e due, determinano la buona riuscita di una storia. È grazie a loro se ciò che viene fuori è destinato a finire nel dimenticatoio o a essere ricordato per sempre. Ed è esattamente quando il Padre di Tutti, il grande Odino – narratore per eccellenza – dà vita alla Storia che i giochi son fatti. Gli eventi da lui trasposti sono ora immortali, incontestabili, sicuri.
Ma qualcuno si è mai chiesto fino a che punto arriva la correttezza delle sue parole?

Nel corso dei secoli i grandi della storia hanno fatto sentire la loro voce, hanno raccontato, deciso, ordinato. In molti li hanno seguiti, dando per scontato la veridicità delle loro affermazioni, ma altri le hanno messe in dubbio. Non si può dar retta a un solo punto di vista quando succede qualcosa.
In quanti, però, hanno mai anche solo pensato che persino le parole di un Dio andassero contestate?
In molti, in pochi, chi lo sa. Tuttavia, un individuo che di certo lo ha fatto c’è. Ha usato la sua stessa voce per dar luce a un aspetto totalmente diverso della storia.
Lui, ne “Il canto del ribelle”, si è esposto personalmente e ci ha mostrato un nuovo e spiazzante volto degli Dei.

Asgard e i Nove Mondi


“Tutti noi veniamo da fuoco e ghiaccio. Caos e Ordine. Luce e buio. Al principio, molto tempo fa, c’era fuoco che usciva da un buco nel ghiaccio, portando con sé disordine, tumulto e cambiamento. Il cambiamento non è sempre piacevole, ma è un fatto della vita. Ed è li che la vita così come la conosciamo è cominciata, quando i fuochi del Mondo Sotterraneo hanno aperto una breccia nel ghiaccio del Mondo Superiore.”

-“Il canto del ribelle”; Joanne Harris.


È facile pensare al fasto e agli sfarzi di Asgard, la città degli Dei, a distanza di secoli.
Le sue alte e invalicabili mura splendenti, i palazzi dorati di ciascuna divinità, i carichi alberi da frutto, gli immensi giardini. Ricchezza e benessere sono le due parole che meglio vi si associano.
Tutto, però, ha un suo inizio e una sua fine. Persino Asgard.

Al principio poco differiva dalle semplici case popolane. Povere erano le dimore di Odino, Thor, Balder e di tutti gli altri compagni. La loro superiorità risiedeva solo nei loro poteri e nelle parole del Padre di Tutti, che secondo le leggende aveva dato vita al nuovo mondo che tutti conoscevano.
Eppure, nonostante la supremazia degli Dei, c’era troppa instabilità a quei tempi. Tanti erano i nemici che si erano fatti e che minacciavano costantemente la loro posizione, pronti ad attaccarli al momento opportuno.

Nove erano i mondi su cui l’occhio vigile di Odino doveva sempre prestare attenzione. A partire da Asaheim, dove sorgeva la sua dimora; per passare da Midgard, Vanaheim, Jotunheim, Alfheim, Nifleheim, Svartalfheim, Muspellsheim e, per finire, Hel.
Serviva un aiuto, serviva un alleato e, ad Asgard, serviva una vera protezione.
Era ovvio, insomma, che servisse l’intervento di Loki.

Loki, il Burlone

Loki de "Il canto del ribelle"
“Era astuto, intelligente, abile, simpatico e la sua maestria negli “affari” aiutava sempre gli Dei a uscire da situazioni poco gradevoli… o a finirci dritti dentro.”

“«Deve essere un ottimo amico.», Odino mi ha guardato pensieroso.
«Ehm, non esattamente un amico», ho detto, «Ma penso di poterlo convincere ad aiutarci. È solo questione di offrirgli il giusto tipo di incentivo; a lui e ai suoi fratelli.»
«Sei davvero tanto bravo?» ha chiesto Thor.
Ho sorriso. «Meglio», ho risposto, «sono Loki.»”

-“Il canto del ribelle”; Joanne Harris.


Fuoco, caos puro, burlone, vendicativo.
Sì, questo era Loki – detto anche il Dio degli Inganni – ma aveva anche dei difetti. O forse no.
Era astuto, intelligente, abile, simpatico e la sua maestria negli “affari” aiutava sempre gli Dei a uscire da situazioni poco gradevoli… o a finirci dritti dentro.
Insomma, Loki era molte cose, ma ciò che è certo è che era una figura indispensabile per le divinità di Asgard.

Fu solo grazie a lui se riuscirono a rendere la loro dimora splendete, radiosa e sicura. Fu, ancora, grazie a lui se ottennero armi leggendarie per prezzi irrisori. E, sempre grazie a Loki, il regno degli Æsir divenne prospero e affermò una volta per tutte la sua posizione su tutti gli altri.
Ma il motivo per cui il Burlone era fondamentale per gli Dei risiedeva anche in altro.
Lui era il perfetto capro espiatorio per qualsiasi disgrazia avvenisse.

Loki veniva direttamente dal Caos, era indomabile e – a detta delle divinità che avrebbero dovuto essere la sua nuova famiglia – poco affidabile. Li aiutava, era vero, ma come si poteva essere sicuri dei suoi gesti fino alla fine? Tutti erano certi che celasse scopi ben diversi dietro ai suoi sorrisi.
E allora viva Loki, quando forniva loro doni o soluzioni. Morte a Loki, quando qualcosa non li convinceva.
Andava bene così, agli Dei. Ma a lui?
A cosa avrebbe portato tutto ciò quando il Ragnarók sarebbe giunto?

“Il canto del ribelle” – l’altra faccia della storia

Libro fantasy-mitologico "Il canto del ribelle" di Joanne Harris
“Il canto del ribelle” di Joanne Harris.

“E per quanto riguarda gli altri, credevano che avessi dimenticato. Non l’ho mai fatto. […] Be’, avrei potuto salvare i Nove Mondi. Avrei potuto fermare Ragnarók. Ma gli dèi, con la loro arroganza e avidità, avevano chiarito la mia posizione. Non sarei mai stato uno di loro. Ora lo sapevo. Ero solo. Sarei sempre stato solo. Questa volta avevo imparato definitivamente la lezione.»

-“Il canto del ribelle”; Joanne Harris.


Gli Æsir, forti e venerati, hanno messo radici ad Asgard e sono pronti a tutto per mantenere la loro supremazia. Stratagemmi, intrighi, sotterfugi. Qualsiasi cosa è concessa pur di soddisfare i loro vizi e i loro desideri. Ma a chi spetta il compito di mettere tutto in atto per appagarli?
Uno dei figli del Caos, il cui sangue demoniaco scorre potente nelle vene, sembra essere la figura perfetta.

Loki, affascinante e furbo, ha tutte le carte in regola per poter rendere gli Dei ancora più potenti di quanto non siano. È capace di fornire loro qualunque cosa, di far raggiungere vette impensabili a tutte le divinità e renderli praticamente intoccabili. Eppure, ciò non basta per far sì che diventi uno di loro.
Gli sguardi che gli vengono lanciati, i pensieri negativi rivolti a lui ogni giorno. Niente passa inosservato sotto lo sguardo attento di Loki.

Perché impegnarsi tanto, allora?
Perché stare dalla loro parte, quando vieni acclamato solo nel momento del bisogno?
La storia insegna che Odino e i suoi compagni sono sempre stati i buoni, i giusti. Ma se per una volta si capovolgesse la medaglia e si osservasse il lato rimasto nascosto, si scoprirebbe molto di più.
Si capirebbe perché Loki, alla fine, ha scelto di seguire la strada opposta a quella lastricata e splendente.
D’altronde, non è sempre tutto oro ciò che luccica, e lui l’ha imparato a sue spese.

Stile di scrittura

Gli amanti della mitologia norrena potrebbero pensare di trovare nozione trite e ritrite ne “Il canto del ribelle”, ma non è così. Se da un lato le vicende narrate sono le stesse che si trovano in qualsiasi libro riguardante l’argomento, la particolarità qui sta nel modo in cui vengono espresse.
Joanne Harris non solo cambia il punto di vista da cui si osserva l’ascesa e il declino degli Dei, ma cambia anche il narratore. Ed è qui che entra in scena Loki.

Il suo carattere è ciò che salta subito all’occhio. È impossibile non simpatizzare per lui, anche nei momenti in cui ciò che fa è lungi dall’essere una buona azione. La storia che già conosciamo, ora assume toni frizzanti e innovativi, grazie anche ai continui interventi che Loki fa durante il racconto. Il Dio degli Inganni si mette faccia a faccia col lettore, parlando direttamente con lui. Talvolta per schernire le altre divinità o per vantarsi, altre volte per anticipare ciò che succederà in futuro.
La lettura, dunque, procede scorrevole e intrigante, incuriosisce e non risulta pesante. D’altronde, al fianco di Loki, è impossibile annoiarsi!

Una storia che gli amanti della mitologia nordica già conoscono, ma assaporata sotto una nuova voce. Una storia che merita di essere letta!
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Buona lettura, fate sempre attenzione a non dare ascolto a una sola voce quando viene narrata una vicenda.

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