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Recensione: “Del primo amore” – una Romantica sinfonia

"Del primo amore"
Del primo amore” di Manuel Sgarella, in versione digitale.

Si alza il sipario, suona l’orchestra, cantano gli attori: “Del primo amore” di Manuel Sgarella va in scena per voi.


Palpita il cuore, si accorcia il respiro, freme la carne. È il Sehnsucht, è lo struggente desiderio inappagabile che tormenta l’animo dell’uomo. Una sola parola per definirlo, un oceano di emozioni per viverlo.
Siamo nel 1800 e l’Europa scalpita mentre anela alla libertà. Le passioni infiammano lo spirito, guidano lungo una via fatta di sangue, speranza e dolore. È possibile persino sentire la Terra tremare, specchio riflesso della volontà delle sue creature.

Eppure, in mezzo a quel mare in burrasca, ci sono gabbie che bloccano, catene che frenano. Ci sono gli occhi di Giuditta, il sorriso di Vincenzo. C’è l’amore tra il bel canto e la musica. Un amore che è tanto struggente quanto potente.
Giuditta Pasta, la cui voce risuona nei grandi teatri, sconvolge il pubblico con le emozioni che regala sul palco. Vincenzo Bellini, Maestro compositore, la segue da lontano, incapace di spezzare quel filo che l’ha unito a lei la prima volta che i loro sguardi si sono incrociati.

E così, mentre il popolo lotta per distruggere le sbarre dietro cui i despoti li hanno rinchiusi, altre sbarre s’innalzano laddove non dovrebbero esistere. Prigioni per i sentimenti che invece di manifestarsi, fuggono. Giuditta ne è l’ambasciatrice, che si serve del bel canto per esprimere ciò che tiene nascosto.
Ma quanto a lungo potrà sopravvivere con un tale tumulto dentro al cuore?

Associo questo libro alla Runa…

Runa Thurisaz
Thurisaz.

Del primo amore intona con dolcezza le sue note d’apertura, generando una melodia che scalda il cuore. C’è giovinezza nell’aria, c’è la voglia di provare, di vivere, di emozionarsi. Appare tutto così fresco e ingenuo, così innocente, che è arduo immaginare la potenza delle prossime note su cui s’innalzerà l’orchestra. Per questo, quando quelle note arrivano, il lettore sgrana gli occhi e ne viene rapito.

In un crescendo di avvenimenti, lotte e passioni represse, la dolcezza iniziale sfuma via, lasciando il posto alla sofferenza e al dolore di una vita priva di libertà. La vita di Giuditta Pasta.
Seguendo i consigli e l’istruzione datale dalla nonna e dalla madre, Giuditta chiude a chiave il suo cuore quando viene costretta a seguire la necessità piuttosto che il sentimento. Ecco allora che tira fuori le sue spine, come una rosa selvatica che tenta di ferire chi vuole coglierla.

È proprio il muro difensivo eretto da Giuditta che mi fa associare la Runa Thurisaz a “Del primo amore”. Difatti, la traduzione di questa runa significa “spina” e indica la volontà di difendere i confini della propria “tribù”. Tribù che, nel caso di Giuditta, altro non è che la sua famiglia. Per proteggerla, la donna allontana le sue gioie, i suoi amori, i suoi sogni. Per proteggerla, Giuditta sacrifica se stessa.

Del primo amore” è un libro intenso e struggente, di cui ho amato l’ambientazione e il periodo storico, a cui sono particolarmente legata. Ho amato la musica, il bel canto, l’arte. Ho amato il Bellini, maestro tanto grande quanto fragile e passionale. Meno ho apprezzato la figura di Giuditta, nonostante abbia compreso le motivazioni che l’hanno spinta ad agire in determinati modi. Altra pecca è stata la lunghezza della parte centrale dell’opera: a parer mio, se fosse stata leggermente più breve avrebbe comunque reso l’intento dell’autore ma rendendo più scorrevole la lettura.
In ogni caso, un testo consigliato per chi vuole avventurarsi in un periodo tanto splendido quanto doloroso.

Se le mie parole ti hanno incuriosito, ti invito ad acquistare una copia diDel primo amore” su Amazon e scoprire anche tu il mondo che racchiude!

Buona lettura, che i tuoi sentimenti possano sempre volare liberi.


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