Collaborazioni,  Narrativa

Recensione: “Io sono una famiglia” di Liz Chester Brown

In un batter d’ali i ricordi si srotolano nella mente e “Io sono una famiglia“, di Liz Chester Brown, ha inizio.


“La ragazza si sentiva stretta tra due forze che agivano su di lei, una opposta all’altra. Quella di Ada, distruttiva e perversa, retta dagli istinti più bestiali; quella di Francesco, costruttiva e generosa, portatrice di valori incalcolabili.
Ognuno era ‘barricato’ nel suo antipode. Mentre l’uno le dava la luce, l’altra la gettava nelle tenebre; se l’uno la riempiva di gioia, l’altra la caricava di sofferenze: l’uno era il bianco, l’altra era il nero.”

-“Io sono una famiglia”; Liz Chester Brown.


Il cuore di un bambino è colmo di colori.
Presenta sfumature cangianti, tonalità intense, vive. A loro volta, quelle chiazze colorate possono manifestarsi una per una o tutte insieme. Brillano e lo animano nella sua crescita alla scoperta del mondo e delle emozioni. Sono stupende, donano forza e grinta. Eppure, sono anche molto fragili. Ed è per questo che se il nero prevarica, se inizia a sporcare gli altri colori, solo una cosa resta da fare.
Invocare l’aiuto del bianco.

Con la sua purezza e la sua luminosità, il bianco fronteggia il nero, tentando di ricacciare indietro il suo buio. Talvolta vince, talvolta no. Ma fa tutto il possibile perché l’equilibrio dei colori ritorni e risplenda dentro al bambino. Lui, intanto, attende. E, nell’attesa, si pone mille domande.
Dove sono finiti i miei colori?
Perché non appena rido vedendo il bianco, subito giunge il nero a farmi piangere?
Sono forse io che sbaglio? Ha ragione il nero quando mi sgrida e mi dice che sono un bambino cattivo?

I dubbi non finiscono più, aumentano e aumentano. Il nero sta vincendo. Ma il bianco non si arrende, e fino a quando lui non si arrenderà, il bambino saprà che non dovrà farlo nemmeno lui.
E allora il piccolo alza i suoi occhi verso l’alto e li vede, il bianco e il nero. Papà e mamma. Sono lì, sono i suoi genitori, coloro che gli hanno donato i colori. Eppure, uno dei due è venuto a riprenderseli.
Il bambino chiude gli occhi, respira, pensa al papà. Pensa “Io sono una famiglia”, e, con lui, sempre lo sarò.

Arianna e la sua vita sofferta

"Io sono una famiglia" di Liz Chester Brown_dettaglio
Le memorie iniziano a sedimentarsi e non si cancellano col passare del tempo.

“Sta di fatto che, nella vita di Arianna, l’oscuramento del suo sole durò molto più della manciata di minuti che tenne parecchi italiani con il naso all’insù quella mattina. Una luna decisamente più ostinata del bianco satellite del pianeta Terra lo tenne nascosto per ben cinquanta lunghi anni.
E con esso, Arianna e il suo mondo.”

-“Io sono una famiglia”; Liz Chester Brown.


I primi anni della vita di una persona, quelli in cui le memorie iniziano a sedimentarsi e non si cancellano col passare del tempo, ne determinano il carattere. Come le mani di un artista, lo modellano e lo preparano per quello che verrà.
Possono essere dita gentili, tocchi delicati, quelli che danno spessore e tridimensionalità a una persona. Ma possono anche essere schiaffi, pressioni violente, graffi dolorosi. Possono fare male, molto male, se il creatore in questione non conosce il sentimento più importante per crescere un bambino.
L’amore.

Arianna, di amore materno, non ne ha mai ricevuto. Neanche una traccia sbiadita, un sorriso lontano, un accenno nascosto. Niente. Non sa proprio che sapore abbia l’amore di sua madre Ada. E, di certo, non lo sa nemmeno lei.
Tutto ciò che Ada conosce sono la violenza, le urla, le grida, i litigi. È così che l’hanno cresciuta i suoi genitori, è così che la sua anima è stata macchiata per sempre. Ed è sempre così che lei ha vomitato il nero che aveva dentro sui suoi figli.
In particolar modo, su Arianna.

La bambina non voluta, il maschio che non è arrivato. La delusione.
Ecco cos’è Arianna per Ada. Uno sbaglio, un sesso errato. E, in quanto tale, immeritevole dell’affetto e anche della minima cura. Ma al nero di Ada si contrappone un bianco forte, lucente, indistruttibile.
Il bianco di papà Francesco.

Francesco, un raggio di sole nel baratro più buio


“Francesco era la costante positiva della vita di Arianna e dei suoi fratelli: qualunque violenza subissero, il padre sapeva come consolarli, aiutarli. Impotente quanto loro difronte ai voleri di Ada, cercava di riempire le ‘falle’ che sua moglie creava nella vita dei suoi figli con la sua presenza costante.”

-“Io sono una famiglia”; Liz Chester Brown.


Da giovani è facile commettere sciocchezze.
Tra la voglia di scoprire cosa ha da offrire il mondo, tra il desiderio di provare, sperimentare, amare, si possono commettere vari errori. Quelli piccoli si cancellano quasi da soli, o vanno via dopo un po’. Quelli più grandi richiedono tempo ed energia per essere aggiustati.
Ma quelli enormi… A quelli, purtroppo, non sempre esiste rimedio.

Francesco era un ragazzo solare, alla mano, buono e altruista. Cresciuto con un affetto smisurato da parte dei suoi genitori, in un clima sereno e dalle larghe vedute, si beava della vita con assennatezza ma godendone comunque a pieno. Era felice.
Un giorno, però, la sua strada si è incrociata con quella di Ada e tutto è cambiato.

Inizialmente credeva di aver fatto la scelta giusta, di aver trovato la moglie perfetta per lui e per mettere su famiglia. Eppure, più il tempo passava, più qualcosa non andava. Lo strano comportamento di Ada veniva sempre più alla luce, e con esso liti e paure.
Finché nacquero i loro figli.

Fu lì che Francesco non ebbe più dubbi.
Sposando Ada, aveva commesso l’errore più grande della sua vita. Un errore a cui, ormai, non poteva più porre rimedio e del quale avrebbero pagato le conseguenze i suoi bambini. Ma lui non se ne sarebbe rimasto con le mani in mano. Sarebbe diventato il loro faro nella notte, la loro luce in mezzo alla tempesta.
Francesco sarebbe stato il bianco in lotta contro il nero.

“Io sono una famiglia”, chiazze di petrolio nel limpido oceano

Libro "Io sono una famiglia" di Liz Chester Brown
“Io sono una famiglia” di Liz Chester Brown.

“La decisione era stata frutto delle loro idee e dei loro pensieri: entrambi avevano maturato la consapevolezza che si può vivere senza sfarzi e agi perché i beni più importanti, quelli che contano veramente, sono dentro ciascuno di noi: stanno nella capacità di voler bene e di percepire gli altri come parte di te stesso.”

-“Io sono una famiglia”; Liz Chester Brown.


È l’alba. Il sole si arrampica oltre l’orizzonte, afferrando l’oceano. Tra una bracciata e l’altra, qualcuno dei suoi scintillii cade e finisce in mezzo all’acqua. Lei è vorace e subito li cattura. Si bea di quei raggi colorati, delle loro sfumature cangianti e brillanti. Non può farne a meno.
Mentre il mare si riveste di rosa, giallo, blu e viola, un gabbiano volteggia lassù nel cielo. Stira le sue ali bianche, piega la testa, scruta fra le onde. Infine, volge lo sguardo sulla terraferma. Ed è lì che la vede.
È Arianna.

Ferma immobile, con gli occhi spalancati, Arianna segue il volo del gabbiano. Pensa a quanto debba essere meravigliosa la libertà che quella creatura detiene. È certa che abbia un gusto dolce e deciso al contempo. Forte e delicato. Vivo.
Lo sa, perché anche lei si sente viva, adesso.
Dopo anni di eclissi, dopo giorni su giorni trascorsi all’ombra di sua madre Ada, Arianna ha finalmente iniziato a respirare. Il dolore, la paura, il senso d’inadeguatezza. Tutto è volato via, guidato dal gabbiano che lei sta osservando.

Arianna si sofferma sulle ali bianche di quel bellissimo animale e continua a pensare. Le sembra un sogno aver ritrovato i colori che aveva perso, che le erano stati sottratti dal nero. Credeva di non meritarli, che fosse giusto che sua madre glieli avesse portati via. Eppure, ora, capisce che la lotta condotta dal bianco, da suo padre Francesco, aveva un senso. Era giusto che Arianna riavesse i suoi colori, e il bianco ha fatto di tutto perché ciò accadesse.
Adesso lei lo sa, allunga la vista, ringrazia il gabbiano.
China il capo, le scende una lacrima. Dice “grazie, papà”.
E il viaggio a ritroso nella sua difficile vita ha inizio.

Stile di scrittura

Forte come un pugno nello stomaco, dolce e delicato come una carezza. “Io sono una famiglia” è questo e molto più. È un concentrato di emozioni che stordiscono e colpiscono, che scuotono il lettore e lo rendono attivamente partecipe al susseguirsi degli eventi. Mette a nudo le ingiustizie, la sofferenza, ma anche l’amore e la bontà. La forza, creativa e distruttiva, che hanno i sentimenti.

Con uno stile preciso e perfetto per i temi trattati, l’autrice impregna ogni singola pagina dell’opera di una carica emotiva fortissima. Dà vita a un racconto profondo e intenso, che non può lasciare indifferenti. Delinea personaggi reali, e per questo sfaccettati e tridimensionali. Ci fa scoprire le loro debolezze e le loro capacità, facendoci simpatizzare subito con alcuni anziché con altri.

Il libro di Liz Chester Brown non è una semplice storia. È un’analisi dell’animo e della psiche umana. Ci fa capire quanto sia importante l’affetto per la crescita di una persona. Mette in evidenza le conseguenze che una tortura psicologica comporta, ma non lo fa con crudeltà o pesantezza.
La leggerezza è il tratto caratteristico di questo testo. Ed è grazie a essa che, pur provando una rabbia immensa per ciò che Arianna, i suoi fratelli e Francesco devono subire a causa della malattia di Ada, il lettore percepisce sempre un tenero calore. Il calore che l’amore ha generato, permettendo all’intera vicenda di non sfociare in tragedia.

Leggere “Io sono una famiglia” non è semplice, ti coinvolge fin nel profondo, ma vale assolutamente la pena farlo. Vi invito, dunque, ad acquistare una copia su Amazon!
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Buona lettura, e se pensate che il petrolio intorno a voi stia per affogarvi, voi continuate a sbattere le ali. Vedrete che alla fine riuscirete a spiccare il volo.

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