Collaborazioni,  Narrativa

Recensione: “#ProcidaNonDeveMorire” di Ciro Linardo

Un’Isola, mille volti. “#ProcidaNonDeveMorire” di Ciro Bruno Linardo vi trascinerà in una particolare realtà in cui non tutto ciò che sembra è davvero tale!


“«Guarda!» Mi disse mentre la nave si avvicinava al porto. «la mia isola è meravigliosa la mattina. Il suo profilo, visto dal traghetto è contrastante ma deciso, proprio come l’anima dei suoi abitanti. Dapprima ti accoglie con la sua sagoma aspra, la costa alta e l’ex carcere che somiglia a un maniero infestato da fantasmi. Poi diventa via vai più dolce fino a configurare il porto, che con le sue scogliere sembra abbracciare il visitatore.»”

-“#ProcidaNonDeveMorire”; Ciro Bruno Linardo.


Una casa, una città, un’intera isola. Non sono solo luoghi, più o meno abitati da persone. Non sono solo l’insieme di travi e mattoni, di strade e di alberi. E non sono nemmeno esclusivamente mete turistiche, ambite e immortalate negli scatti fotografici.
Essi sono l’anima stessa di chi li ha creati e di chi continua a viverci.

Aggirarsi per i vicoli caratteristici di un paese significa respirare aria di passato e presente, una miscela di tradizione e novità. Significa ascoltare i pensieri di coloro che danno vita a quel posto, che lo fanno palpitare, ridere e disperare. Significa aprire gli occhi e soffermarsi su ogni sfumatura, ogni costruzione e vederla per ciò che è realmente e non per ciò che appare ai più distratti.
Aggirarsi per le strade di un’isola da attenti osservatori, e non da meri curiosi o passanti, vuol dire affacciarsi a una nuova realtà, fatta di piccoli gesti, di genuini sorrisi ma anche di faide nascoste.

Spesso l’uomo tende a chiudersi nel suo bozzolo, a indossare paraocchi credendo di scrutare lontano. Afferma che la sua casa sia legata solo a lui e che non abbia nulla a che fare con ciò che la circonda. Ma si sbaglia. Perché essa è parte di un insieme e il suo stare in disparte è di per sé un ruolo occupato in quella comunità. È una scelta, e come tale influisce sempre su quello che c’è intorno.

Ecco spiegato il motivo per cui anche dalle abitazioni più discrete, anche da quelle dove tutto sembra sereno e lontano dagli screzi degli altri, possono venire a galla stranezze e scandali. Ecco perché in “#ProcidaNonDeveMorire” tutto ha inizio dalla casa della donna apparentemente più tranquilla e rispettata dell’isola.
Perché niente è come sembra.

Giovanni e il frutto della sua curiosità

Dettaglio di "#ProcidaNonDeveMorire" di Ciro Bruno Linardo
Giovanni trascorre le sue giornate in un continuo andirivieni tra la terraferma e l’isola di Procida.

“Ero profondamente arrabbiato. Contro chi esattamente ancora mi era ignoto, ma la mia indignazione era rivolta verso quelli che avevano privato chissà quanti bambini e bambine come Moulay del diritto all’infanzia, alla spensieratezza, a quell’approccio ludico agli eventi che solo chi ha vissuto una serena fanciullezza conserva anche da adulto. Costui o costoro erano dei criminali, della peggiore specie.”

-“#ProcidaNonDeveMorire”; Ciro Bruno Linardo.


Padre di famiglia, con un ottimo posto in banca e una ferrea salute, Giovanni trascorre le sue giornate in un continuo andirivieni tra la terraferma e l’isola di Procida. Il traghetto che lo conduce lì non smette mai di attirare la sua attenzione. Non tanto perché particolarmente interessato alla sua struttura, quanto alle persone che trasporta.

Gruppi di giovani che si recano a scuola, altri pendolari come lui che vanno a lavoro, persone che filosofeggiano, individui che tengono discorsi al pari di importanti politici. C’è davvero di tutto sul Macaiva. Tra tutti, però, la smisurata curiosità di Giovanni viene attirata da due ragazzi. Lui intrigante e dai tratti chiaramente stranieri, lei di una bellezza mozzafiato. Se ne stanno leggermente in disparte, stretti l’uno all’altro, con l’amore negli occhi e una fierezza nel cuore difficile da scorgere in persone tanto giovani.

La mente di Giovanni è sempre attiva, sempre pronta a formulare ipotesi, a incanalare informazioni e, soprattutto, a porre domande. Vuole sapere, scoprire. Ma non perché impiccione, solo perché goloso di conoscenza. E sa bene che ascoltando gli altri, ma facendolo davvero, si può imparare tanto.
Per questo quando per puro caso riesce finalmente a incrociare la sua vita con quella di quei due giovani ne è ben lieto. Non sa, però, quanto quell’avvicinamento stravolgerà le sue abitudini.

Moulay, un saharawi con il mare nel cuore


“«Mi sarebbe piaciuto davvero essere nato in mezzo all’Oceano e vivere in prima persona le avventure che fanno viaggiare la mia fantasia, sin da quando ero bambino. E invece no, caro Giovanni. Vengo da una terra arida e priva di qualsiasi forma di vita. Sono nato in un paese che nessuno conosce, poiché, il mio popolo non esiste. Non siamo riconosciuti dalla comunità internazionale. Sono un uomo del deserto, figlio di una comunità fantasma» […] «Sono un saharawi!».”

-“#ProcidaNonDeveMorire”; Ciro Bruno Linardo.


Leggere negli occhi di un ragazzo nostalgia e tristezza, ma anche tanta – troppa – maturità, significa che qualcosa di molto importante ha segnato la sua gioventù. È il caso di Moulay, colui che tanto ha attirato l’attenzione di Giovanni, affiancato da “Favola”, la sua bella fidanzata.
Il suo portamento, la sua padronanza di linguaggio, le sue idee e le sue convinzioni sono troppo profonde e solenni perché non ci sia nulla di particolare alle sue spalle. E, infatti, ben presto Giovanni scoprirà che è esattamente così.

Moulay è un saharawi, originario di un popolo che è stato costretto ad auto esiliarsi dalla propria terra. Ha visto la fame, la povertà, la sofferenza. Ma ha visto anche tanto coraggio e nobiltà d’animo. Sa come batte il cuore di un saharawi e non ha alcuna intenzione di restare con le mani in mano mentre la sua gente lotta con tutta se stessa per sopravvivere e imporre la propria dignità. Ha un sogno, e intende realizzarlo a qualsiasi costo.

La sua famiglia adottiva in Italia gli permette di studiare e vivere a Procida. Lì il suo contatto col mare è unico e speciale, lo fa stare bene e lo fa sentire felice. Lui, nato e cresciuto nel deserto, sente un legame fortissimo con quella vasta distesa marina che occupa gran parte del nostro pianeta. La osserva ogni giorno, la ammira e la ama, scorgendone nuove sfaccettature a ciascuna occhiata.
Giovanni adora guardare Procida e il suo mare attraverso lo sguardo di Moulay, perché ne esce fuori sempre qualcosa di incredibile e poetico. Qualcosa che lui, pur attento osservatore, non aveva mai notato o non avrebbe mai saputo descrivere come fa quel giovane saharawi.
Eppure, all’improvviso, tutto crolla. Tutta la magia si spezza. Ogni certezza sulla beltà di quell’isola si sgretola quando una mattina zia Vittoria viene trovata in fin di vita nella sua casa.

“#ProcidaNonDeveMorire” – un giallo col desiderio di sensibilizzare il lettore

Libro "#ProcidaNonDeveMorire" di Ciro Bruno Linardo
“#ProcidaNonDeveMorire” di Ciro Bruno Linardo in versione digitale.

“Zia Vittoria è Procida, sgarrupata ma affascinante, con la sabbia nera, ma le acque limpide e pescose. È vita che si aggrappa a se stessa dove sembra potere imperare solo la morte. È religiosità che resiste alle dominazioni straniere e ai nuovi culti. È tradizione che si tramanda immutata a dispetto della sfrenata voglia di innovazione che contagia questo globo.”

-“#ProcidaNonDeveMorire”; Ciro Bruno Linardo.


Nell’affascinante e splendida isola di Procida regna un’aria quasi surreale. I punti d’incontro, i luoghi di culto, i balconi sul mare, sono teatro della vita dei popolani. Ne sono la manifestazione tangibile e la diretta conseguenza, in uno stretto legame tra passato, presente e futuro.
Un giorno, però, quando Giovanni, noto bancario e attento osservatore, si reca a casa di zia Vittoria come fa regolarmente ogni mese, quel tanto sereno e incantevole futuro perde ogni sicurezza.
L’anziana signora è stata brutalmente accoltellata e la sua vita è appesa a un filo.

Sconvolto e turbato dalla crudeltà con cui il colpevole si è avventato sulla povera zia Vittoria, Giovanni non riesce a lasciare che siano gli altri a scoprire la verità. Non riesce a stare fermo, a tentare di dimenticare quell’orribile visione della donna in un mare di sangue e circondata da strani ragni pelosi.
No, lui deve capire, deve reagire. Deve tirare fuori la realtà, e per farlo dovrà mettersi il cuore in pace.
Procida non è quel luogo paradisiaco che ha sempre creduto.

Adesso dietro a ogni finestra, dietro a ogni sorriso, Giovanni vede malignità e menzogne. Falsità, calunnie, doppiogiochismo. Non riesce più a fidarsi di nessuno e, fino a quando chi ha tentato di uccidere l’anziana non verrà consegnato alla giustizia, non riuscirà più a sentirsi a casa in quella brillante, e al contempo oscura, isola.

Stile di scrittura

L’aria di mare è salutare per l’uomo. Respirarla a pieni polmoni ci fa sentire meglio, rigenerati. Ma incanalare dentro di noi le correnti che soffiano su Procida e che Ciro Bruno Linardo descrive con maestria non ci aiuta soltanto, ci fa vivere una vera e propria magia.

In “#ProcidaNonDeveMorire” l’atmosfera dell’isola è palpabile, consistente, vera. La penna dell’autore riesce a trasportarci lì e a farci sentire sulla nostra pelle ogni sensazione, ogni profumo e suono caratterizzanti quel luogo. Camminiamo lungo le strade, sul porticciolo, tra i sentieri scoscesi sulla collina e ci affacciamo sulla bellissima tavola azzurra che circonda Procida e che la fa risplendere. Riusciamo a conoscere ogni singolo abitante, a percepire come la sua presenza concorra a rendere vivo quel pezzo di terra, a renderlo vissuto e pulsante. A dargli un’anima.

Mentre passeggiamo e osserviamo tutto ciò che ci circonda, ecco che ci imbattiamo in alcune figure intorno alle quali si snoderà l’intera vicenda. Figure come zia Vittoria, che incarna Procida a tutti gli effetti. E figure come Giovanni, in cui ci immedesimiamo, e Moulay, che sosteniamo. La potenza narrativa legata alla storia del giovane saharawi, però, oscura quella che dovrebbe essere il pilastro portante del romanzo. Ossia il caso di tentato omicidio da risolvere.

Da una parte abbiamo la causa del popolo di Moulay, molto importante e alla quale è devoluta anche una parte del ricavato delle vendite del libro. Dall’altra il genere giallo con cui si apre la storia. Questo, tuttavia, si perde un po’ lungo la narrazione e viene ripreso solo dalla seconda metà in poi, impedendo al lettore di seguire pienamente la pista per rintracciare il colpevole. Questo stesso, quando alla fine viene smascherato, non ci fa comprendere esattamente come abbia agito e perché, lasciandoci leggermente insoddisfatti.

In ogni caso, invito sempre a leggere personalmente i libri che recensisco a chiunque sia incuriosito, perché la mia opinione può risultare molto diversa rispetto a quella di un altro lettore. Ecco quindi che vi consiglio di acquistare una copia di “#ProcidaNonDeveMorire” su Amazon o sul sito della Edizioni MEA!
Sul mio sito, nella sezione “materiale gratuito”, trovate l’illustrazione ispirata al libro. Potete scaricarla cliccando qui.

Buona lettura, che possiate sempre volare liberi come gabbiani.

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